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Rodi (Ialissos) Vài (Itanos) Kalamata (Koroni) Karpathos (Phiniki)
Nella lotta che contrappose l’ Egitto espansionista prima ai principi siriani e mesopotamici, a partire dal XVI sec a. C., e poi agli Ittiti, le città costiere della fenicia godettero di una pace relativa, consolidata dall’ esito positivo della battaglia di Qadesh, rimanendo sotto la protezione del faraone. Questa situazione genera un equilibrio che viene però sovvertito intorno al 1180 a. C. dall’invasione dei cosiddetti “Popoli del mare”, secondo la definizione che di questi guerrieri viene data nei testi egizi. I protagonisti di una grande ondata migratoria che si abbatte sulle coste di Canaan e dell’Egitto, sono proprio i “Popoli del mare”, miscugli di genti diverse, che con le loro invasioni spazzano dalle rive del mar Egeo la civiltà micenea e cacciarono i sopravvissuti verso sud. La famosa guerra di Troia, cantata da Omero, è situata all’incirca nello stesso periodo. Innumerevoli ricerche archeologiche fatte a Troia e i testi storici attestano che la città fu contesa dai Greci d’Europa ai Greci d’Asia perché essa dominava l’ingresso degli stretti che davano accesso alle ricche regioni del Mar Nero. La distruzione della civiltà micenea portò all’arresto della navigazione e del commercio greco nel Mediterraneo. Il vuoto formatosi spinse, dunque, i Fenici ad aggiungere alle loro linee commerciali verso l’Egitto, quelle verso l’Egeo e la Grecia. Nell’area vicino-orientale i Fenici si erano integrati molto bene nelle varie nazioni; fondarono infatti quartieri propri a carattere esclusivamente commerciale; nel caso della Grecia, invece, si stanziarono in enclavi dotate di un esiguo entroterra, accogliendo elementi indigeni come testimonia Omero, il quale menziona scali commerciali fondati dai mercanti fenici. Le prime tracce della presenza fenicia vengono conservate a Creta, in Eubea, nelle isole del Dodecaneso e a Tebe. In epoca ellenistica si stabilirono a Delo, ad Atene e soprattutto in Tessaglia, vere e proprie colonie di mercanti fenici. |