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La presenza fenicio- punica in Italia appare allo stato attuale delle ricerche molto estesa e profonda. Le scoperte archeologiche degli ultimi anni mostrano come la colonizzazione fenicia, se in origine era diretta solo alle zone costiere, in seguito fu allargata e stabilizzata nell’interno del territorio determinando una forma di controllo territoriale di dimensioni cospicue. Anche Cartagine, in Italia, non fu solo potenza marinara ma anche terrestre. E la sua fortuna e la sua rovina derivarono proprio dalla combinazione dell’uno e dell’altro. Fiorita assai prima che Roma si affermasse nella penisola italiana, confrontandosi con Etruschi e Greci per il dominio delle grandi rotte commerciali, Cartagine si trovava nella necessità strategica di impiantarsi stabilmente fuori del proprio territorio ( S. Moscati) Non solo presenti, quindi, sul territorio della Sicilia e della Sardegna ma anche in altri luoghi della penisola. Basti ricordare il ritrovamento di tre lamine auree a Pyrgi (attuale Santa Severa nel Comune di Santa Marinella, sul litorale laziale a nord di Roma) iscritte in fenicio ed etrusco che testimoniano una influenza fenicia sul popolo etrusco prima inimmaginabile. Come le scoperte ad Ischia, in Liguria che ci indicano una attivissimo commercio in ambito tirrenico. La situazione cambia nel momento in cui Cartagine diventa una potenza mediterranea e l’interesse per il controllo di alcuni punti strategici diventerà sempre maggiore al fine di creare una gigantesca “cortina di ferro” che sbarrasse l’accesso all’Occidente mediterraneo ad alleati (Etruschi) e agli antagonisti (Greci, Romani). Disegno politico che riesce nei confronti di Etruschi e Greci ma fallisce tragicamente con i romani determinando la fine politica di Cartagine (Guerre Puniche).
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